Shanghai

A chi mi chiede com'era Shanghai non posso far altro che rispondere "è cinese". Sembrerebbe banale, ma Shanghai, è proprio cinese, nel bene e nel male.
In questa città di 16 milioni di abitanti convivono tutti gli elementi della vecchia e nuova Cina, amalgamati da 60 anni di regime comunista.
Dagli imponenti palazzi governativi in stile socialista del centro (c'è anche la copia di una delle tipiche torri di Mosca meglio note come 7 sorelle) ai condomini tutti uguali visibili dalle sopraelevate, alle costruzioni ultramoderne di Pudong. Senza dimenticare gli imponenti edifici del Bund, le stradine tranquille della ex concessione francese e le case più piccole e vissute della periferia.
Passeggiando per il centro, soprattutto nella zona pedonale di Nanjing Road, troviamo ancora i negozi di Stato, con il prezzo scritto con caratteri a timbro e una moltitudine di commessi, ognuno addetto a una particolare postazione. Nella stessa strada e in molte altre spiccano anche imponenti shopping malls ultramoderni, uguali a quelli di qualsiasi metropoli occidentale.
Sempre in Nanjing Road c'è una farmacia cinese che ricorda il laboratorio di maga Magò, con le sue boccette antiche e i rimedi per noi incomprensibili esposti nelle ordinate vetrine al piano terra. Se però saliamo al piano superiore, possiamo girare tranquillamente tra gli scaffali pieni di gadget di un moderno magazzino, simile ai drugstore americani. C'è anche una zona attrezzata come gli ambulatori delle nostre ASL, in cui i pazienti cinesi si mettono pazientemente in fila per prenotare visite ed esami clinici.
La pazienza è una virtù che caratterizza i cinesi e di cui dobbiamo dotarci in abbondanza, se vogliamo visitare il loro paese. Infatti, ovunque il servizio è lento, anche negli alberghi occidentali e spesso ci dovremo scontrare con la loro ottusità se chiediamo qualcosa che per loro è "fuori dagli schemi".
Il comandante Mao si rivolterebbe nella tomba, se scoprisse che la casa in cui si è svolto il primo congresso del Partito Comunista Cinese nel lontano 1921 è ora parte di un pulitissimo complesso di edifici restaturati a uso dei turisti con vialetti, negozi e ristoranti in stile occidentale (e relativi prezzi) denominato Xintiandi e che a noi ricorda Disneyland.
Ma d'altronde "business in business" e in Cina si sa gli affari hanno la precedenza su tutto.
In questa città di 16 milioni di abitanti convivono tutti gli elementi della vecchia e nuova Cina, amalgamati da 60 anni di regime comunista.
Dagli imponenti palazzi governativi in stile socialista del centro (c'è anche la copia di una delle tipiche torri di Mosca meglio note come 7 sorelle) ai condomini tutti uguali visibili dalle sopraelevate, alle costruzioni ultramoderne di Pudong. Senza dimenticare gli imponenti edifici del Bund, le stradine tranquille della ex concessione francese e le case più piccole e vissute della periferia.
Passeggiando per il centro, soprattutto nella zona pedonale di Nanjing Road, troviamo ancora i negozi di Stato, con il prezzo scritto con caratteri a timbro e una moltitudine di commessi, ognuno addetto a una particolare postazione. Nella stessa strada e in molte altre spiccano anche imponenti shopping malls ultramoderni, uguali a quelli di qualsiasi metropoli occidentale.
Sempre in Nanjing Road c'è una farmacia cinese che ricorda il laboratorio di maga Magò, con le sue boccette antiche e i rimedi per noi incomprensibili esposti nelle ordinate vetrine al piano terra. Se però saliamo al piano superiore, possiamo girare tranquillamente tra gli scaffali pieni di gadget di un moderno magazzino, simile ai drugstore americani. C'è anche una zona attrezzata come gli ambulatori delle nostre ASL, in cui i pazienti cinesi si mettono pazientemente in fila per prenotare visite ed esami clinici.
La pazienza è una virtù che caratterizza i cinesi e di cui dobbiamo dotarci in abbondanza, se vogliamo visitare il loro paese. Infatti, ovunque il servizio è lento, anche negli alberghi occidentali e spesso ci dovremo scontrare con la loro ottusità se chiediamo qualcosa che per loro è "fuori dagli schemi".
Il comandante Mao si rivolterebbe nella tomba, se scoprisse che la casa in cui si è svolto il primo congresso del Partito Comunista Cinese nel lontano 1921 è ora parte di un pulitissimo complesso di edifici restaturati a uso dei turisti con vialetti, negozi e ristoranti in stile occidentale (e relativi prezzi) denominato Xintiandi e che a noi ricorda Disneyland.
Ma d'altronde "business in business" e in Cina si sa gli affari hanno la precedenza su tutto.
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